1 ora al giorno di educazione emotiva nelle scuole, oppure la violenza diventerà normalità.
Non esiste oggi una scuola davvero preparata ad affrontare la violenza.
Eppure la violenza è già presente, ovunque, latente o evidente.
La risposta dominante resta povera, punizione e repressione.
Ma reprimere non significa comprendere, e non previene nulla.
È naturale che tra le molte relazioni all’interno delle scuole, alcune di queste generano tensione, frustrazione, ansia, conflitto.
Se queste emozioni non vengono riconosciute, diventeranno comportamenti violenti.
Molti giovani vivono la scuola come inutile o opprimente.
Anche studenti brillanti arrivano a percepire il proprio percorso come fallimentare.
Questo è il segno di un problema preciso, è “analfabetismo emotivo”.
Senza linguaggio emotivo, l’esperienza interna resta confusa e ingestibile.
E quando l’interno diventa incomprensibile, l’esterno esplode.
L’ignoranza emotiva attraversa tutte le classi sociali.
I voti alti non proteggono, possono convivere con un vuoto profondo.
Non serve una scuola idealizzata, ma una scuola reale e responsabile.
Serve un intervento strutturale, immediato e politico.
Almeno un’ora al giorno dedicata alla costruzione emotiva, riconoscere, nominare, trasformare ciò che si prova.
Senza questo, la violenza non diminuirà, si stabilizzerà.
E la società si abituerà a ciò che oggi dovrebbe ancora scandalizzare e la colpa come sempre sarà data sempre e solo ai genitori ma ricordatevi, la figura genitoriale è solo un pezzo di una moltitudine di puzzle ben più grandi.