A Siena formiamo giovani brillanti. Poi li accompagniamo alla stazione.
Quando arrivai qui, vent’anni fa, trovai una città che credeva nei giovani.
Oggi vedo ragazze e ragazzi capaci, che studiano, si impegnano e costruiscono competenze.
Poi li vedo partire.
Non perché non amino Siena.
Perché Siena non offre loro abbastanza ragioni per restare.
E mentre l’attuale amministrazione celebra convegni, taglia nastri e pronuncia la parola “giovani” davanti alle telecamere, i giovani veri preparano le valigie.
La stazione è diventata il punto d’arrivo delle politiche giovanili del Comune.
Non basta chiedere loro di restare.
Servono formazione collegata al lavoro, affitti accessibili, sport, sostegno all’impresa e spazi nei quali trasformare un’idea in un progetto.
Meno slogan.
Meno fotografie istituzionali.
Più possibilità concrete.
Perché una città che costringe i propri giovani a partire non perde soltanto abitanti.
Perde lentamente il proprio futuro. Un treno alla volta.
